| Restauro conservativo facciate di Piazza, Mondovì Piazza
Abbiamo progettato il restauro conservativo di 19 facciate storiche del centro di Mondovì Piazza.
Il lavoro, eseguito in collaborazione con quattro studi d'architettura e commissionato dal Comune di Mondovì è il primo esempio in cui la conservazione di un centro storico viene concepita e realizzata nel suo complesso superando il piano colore. Le facciate comprese fra il XIV e il XIX sec. presentano superfici decorate, affreschi ed elementi architettonici molto differenti fra loro evidenziando come, con l'attenta procedura d'intervento si possa ottenere un risultato coerente con le esigenze di funzionalità, rispetto delle opere e mantenimento dell'unicità del nostro patrimonio.
Il valore conservativo di questa operazione trova riscontro nelle varie carte del restauro sino ad arrivare alla concettualizzazione Brandiana del 1972 ( Si veda: circolare del 15 dicembre 1969, in cui la Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, dirama a tutte le soprintendenze e agli uffici dipendente una serie di norme che contenevano tra cui: a) istruzioni per la salvaguardia e il restauro delle antichità; b) istruzioni per l'esecuzione di restauri pittorici e scultorei confluite poi nella carta del restauro del 1972 elaborata da Cesare Brandi, componente del consiglio superiore delle gallerie). Tale istanza viene successivamente ribadita nella carta del 1987 "Della conservazione e del restauro degli oggetti d'arte e di cultura" e intesa come "insieme degli atti di prevenzione e salvaguardia rivolti ad assicurare una durata tendenzialmente illimitata alla configurazione materiale dell'oggetto considerato". Sappiamo che gli sbalzi termoigrometrici, l'aumento progressivo dell'inquinamento atmosferico, l'utilizzo di materiali non compatibili con gli intonaci e le finiture pittoriche antiche, hanno aggravato ulteriormente l'equilibrio già instabile dei nostro patrimonio artistico. "I beni culturali, in Italia così numerosi, debbono essere salvaguardati in quanto appartengono alla categoria delle risorse « non rinnovabili ». In particolare Mondovì Piazza rappresenta un unicum nel suo complesso e non solo per le sole facciate decorate ma ciò significa che occorre cercare di preservarli più a lungo possibile operando sulla prevenzione piuttosto che sui restauri. Infatti questi ultimi non possono essere eseguiti infinitamente, perché ogni restauro comporta inevitabilmente che una parte dell'opera sia ormai stata perduta, in quanto si ricorre a esso quando i danni riscontrati sono spesso parzialmente irreversibili ... Le soluzioni che possono essere proposte per rendere il microclima ambientale in condizioni idonee ovvero stabili, senza brusche variazioni delle forzanti, a volte sono molto semplici, a volte lo sono meno. Pur tuttavia, dal numerosi studi finora eseguiti, si è compreso che molto può essere fatto, una volta capiti e individuati i problemi e le cause relative."(A. Bernardi: Aspetti metodologici per il controllo del microclima, C.N.R. di Padova). Si avverte in oltre da anni l'esigenza di apportare maggiori conoscenze sottoforma di dati alla ricerca conservativa, creando e aumentando le possibilità di risoluzione al degrado. Il progetto trova nel suo iter naturale le proposte di una conservazione attiva potenziata da apparati tecnici che si adattino elasticamente alle molteplici realtà in cui l'opera è inserita, per poter affrontare con il maggior numero di soluzioni possibili, dettate anche dell'esigenze di chi fruisce, le problematiche riscontrate. Il proposito è quindi d'integrare lo studio del degrado materico precipuo del restauro trovando ad esso soluzioni specifiche e criteri comportamentali del conservatore, per salvaguardare le opere non più "rinnovabili". Riteniamo infatti che la tutela debba puntare :" ...a conservare l'interezza dei dati per salvaguardare quella dei significati. Essa considera come oggetto del proprio interesse i significati potenziali dell'opera, così come possono generarsi da un insieme di dati, espressi o latenti, e per questo gli apparati analitici sono rivolti anche a dispiegare i messaggi, palesi e occulti, in essa custoditi. Secondo tale punto di vista l'opera deve continuamente parlare di se stessa e solo con la propria voce..."(B.P. Torsello: La materie del restauro, Marsilio editori). E' per questi motivi che il progetto diviene anche esempio positivo e sensibilizzante sia per gli "addetti ai lavori" sia per coloro che usufruiscono delle opere d'arte.
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